Edizione di mercoledì 19 settembre 2018 | Notizie Fan - Redazione - Contatti - Note legali

Giordania, omicidio davanti ad un tribunale: ucciso giornalista satirico

Nahed Hattar, vignettista satirico giordano, è stato ucciso da un 49enne davanti al tribunale di Amman mentre stava per entrare in aula. Il giornalista era stato al centro di diverse polemiche politiche e religiose, soprattutto da parte dei conservatori musulmani, per via di una vignetta satirica considerata blasfema

Giordania, omicidio davanti ad un tribunale: ucciso giornalista satirico

È stato assassinato con tre colpi di arma da fuoco Nahed Hattar, lo scrittore e vignettista satirico giordano che avrebbe dovuto comparire il 25 settembre in un tribunale del centro di Amman per via di una vignetta considerata blasfema per i credenti dell’Islam. Poco prima d’entrare in aula, il giornalista era stato atteso da un uomo armato di pistola, barbuto e vestito di una thobe, tunica tradizionale araba grigia che, vedendolo, ha premuto il grilletto della sua pistola per tre volte, come riportato dall’agenzia “Petra”. Soccorso immediatamente, Hattar è stato colpito alla testa ed è morto al suo arrivo in ospedale. L’assassino, un 49enne di Amman, è stato arrestato. Il vignettista, satirico e provocatorio stava per essere giudicato per una vignetta pubblicata sul suo profilo di Facebook il 13 agosto: il titolo della vignetta era “il Dio di Daesh”, in cui si vede Abu Saleh, ministro delle finanze dell’Isis ucciso in un raid nel novembre 2015, seduto accanto a due donne che chiede ad un Dio sottomesso di servirgli da bere.

Accusato di razzismo e settarismo
La Giordania, pur distinguendo politica e fede e rimanendo laico, ha inserito l’Islam come religione ufficiale nella Costituzione e, la condivisione della vignetta, aveva creato un’orda indistinta di polemiche soprattutto tra i conservatori musulmani islamici. Hattar, poco prima di essere arrestato durante la stessa giornata, aveva spiegato sullo stesso social che le sue intenzioni non erano di offendere i musulmani, ma di ridicolizzare la visione dell’Isis aggiungendo: «Da non credente rispetto i credenti che non hanno colto il significato satirico della vignetta». Nonostante le spiegazioni, il vignettista 56enne è stato portato via, interrogato ed è rimasto in carcere per “razzismo e settarismo”, come riportato dall’agenzia ufficiale giordana “Petra”. Il pm di Amman, Abdullah Abul-Ghaman, in quell’occasione, aveva incriminato Hattar anche per “insulto alla religione”, poiché in Giordania è considerato proibito «pubblicare materiale, immagini o disegni con l’intenzione di colpire i sentimenti religiosi e la fede». Lo scrittore, in seguito, era stato liberato a settembre su cauzione ma rischiava fino ad un anno di carcere.

Anche l’avvocato si tira indietro
Nahed Hattar era stato rinviato a giudizio mentre ha preso seguito un’indagine voluta personalmente dal primo ministro giordano Hani MulkiIn poiché in passato, Hattar, aveva avuto problemi di giustizia soprattutto dopo aver oltraggiato il Re Abdullah II. Vista la difficoltà della situazione, anche il suo avvocato Faisal al-Batayneh, dopo aver assistito Hattar nell’interrogatorio sostenuto davanti al magistrato, si è tirato indietro scegliendo per ragioni religiose, di non occuparsi personalmente del caso: «Quando ho appreso i dettagli, ho deciso che la mia coscienza e il mio impegno con la nobile Sharia non mi avrebbero permesso di continuare a rappresentare il signor Hattar», sono state le dichiarazioni dell’avvocato. Giornalista cristiano laico, Hattar era noto in Giordania per essere un intellettuale polemico e provocatorio: era anche un sostenitore di Bashar al-Assad ed era pubblicamente a favore del ritiro dei diritti civili e legali ai giordani d’origine palestinese.