Edizione di lunedì 23 luglio 2018 | Notizie Fan - Redazione - Contatti - Note legali

Buon senso, ideologia, legge dello stato: il Piemonte con le sue polemiche

Buon senso, ideologia, legge dello stato: il Piemonte con le sue polemiche

Ci si stava proprio aspettando questo sviluppo nel mondo del gioco pubblico: non poteva essere possibile che tutti i Comuni della Regione Piemonte si uniformassero alla sua Legge Regionale sul Gioco che tanti danni sta procurando agli operatori del settore. Qualcuno doveva pure schierarsi contro questa Legge non fosse altro mettendo sul piatto una buona dose di buon senso e responsabilità, cosa che avrebbe dovuto anche “toccare” la dirigenza anche a livello Regionale invece che innalzare quel “muro contro muro” che il Presidente della Regione Piemonte si è ostinato e si ostina a fare. Così, quando si è letta la decisione presa dal Sindaco di Mirabello Monferrato di intervenire sulla disciplina dell’esercizio del gioco pubblico sul suo territorio, mettendo in atto disposizioni meno rigide di quelle dettate dalla Legge piemontese, e seppur seguendo ed agendo in attuazione della stessa Legge regionale, non si è potuto che esserne contenti ed anche “soddisfatti” di averci visto “lungo” e di aver sperato che il buon senso appunto e le ideologie corrette facessero “capolino” nelle teste di qualche Primo Cittadino piemontese.

Il Sindaco di Mirabello ha dichiarato apertamente che questo suo percorso è stato suggerito dall’esigenza di valutare attentamente tutte le esigenze di carattere pubblico. Quindi non soltanto quelle di contenimento del gioco problematico, e dei casino online sicuri, seppur importante e da considerare assai attentamente, ma anche quelle di carattere economico ed occupazionale che possono scatenarsi con l’applicazione delle “restrizioni così restrittive”, dettate dalle norme della Legge sul Gioco della Regione Piemonte. Una voce, quindi, quella del Primo Cittadino di Mirabello, assolutamente fuori dal coro, ma che chi scrive si augura possa essere seguita per empatia da altri Comuni piemontesi.

É troppo ovvio sottolineare, ora, la riflessione che si può fare a livello occupazionale: le attività economiche in generale, e quindi anche quelle ludiche, sono fatte da persone e da cittadini certamente da non ritenere ovviamente “figli di un Dio minore” solo perché operano in una attività che tratta di gioco d’azzardo: comparto quello del gioco pubblico che ha in ogni caso offerto la possibilità lavorativa (in Piemonte come in tutte le altre Regioni) a tante risorse a cui lo Stato non è riuscito da anni a garantire lavoro sicuro.

Che il Comune di Mirabello rappresenti forse “un’isola felice” dove il gioco pubblico, essendo ovviamente di competenza statale va rispettato, ma come ogni altro settore commerciale che porta impulsi all’economia di tutto il territorio? Che Mirabello sia prodromo, si spera, di ispirare altri territori a seguire le sue orme e suggerisca di guardare il gioco, certamente con precauzione, come si guarda però il tabacco e gli alcolici, ma che non si affronti attraverso attacchi, divieti od espulsioni come avviene nella Regione Piemonte.

E bisogna proprio sottolineare anche “come” il Sindaco di Mirabello ha affrontato questa situazione ed il testo della sua ordinanza dove il Primo Cittadino spiega il suo intervento con un provvedimento che così sommariamente si può sunteggiare: ritenuto necessario adottare un provvedimento a tutela della comunità locale, limitando l’uso degli apparecchi da intrattenimento, no si vuole impedire del tutto il loro utilizzo per non limitare o menomare la libertà di impresa, e questo sino a quando le attività di gioco “rientrino in quelle consentite dalla Legge. Sagge parole!