Edizione di mercoledì 19 settembre 2018 | Notizie Fan - Redazione - Contatti - Note legali

Bari, soffoca la figlia di 3 mesi: arrestato. Soffriva della sindrome di Munchausen

Soffoca la figlia di 3 mesi ricoverata in Ospedale. Arrestato uomo di origini pugliesi. Precedenti penali a carico suo. Accusato già in passato di abuso sessuale a carico di una minorenne, figlia di amici. Testimone oculare, un bimbo di 3 anni

Bari, soffoca la figlia di 3 mesi: arrestato. Soffriva della sindrome di Munchausen

È accaduto a Bari. 29enne di Altamura Giuseppe Difonzo, avrebbe soffocato di notte la figlia di tre mesi ricoverata nell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII. Già accusato di violenza sessuale nei confronti di una minorenne, figlia di amici di famiglia, l’uomo, stando alle indagini dei militari, coordinate dal pm della Procura di Bari Simona Filoni, avrebbe più volte tentato di soffocare la figlia provocando continui ricoveri. La notte fra il 12 e il 13 febbraio scorso, secondo il pm con premeditazione, l’avrebbe uccisa. Secondo la ricostruzione e grazie alla testimonianza di un importante testimone, verso mezzogiorno del 12 febbraio, nella stanza c’erano soltanto lui, la piccola Emanuela e un bambino ricoverato nel letto accanto. Quest’ultimo che sarà poi testimone oculare. A un certo punto Giuseppe Difonzo l’avrebbe distratto facendolo giocare con il suo telefonino e si sarebbe poi avvicinato al letto della figlia toccandola e premendole su fronte, bocca, collo e pancia. Subito dopo la bambina avrebbe iniziato a stare male. L’intervento di medici e infermieri le salvarono la vita, ma dodici ore più tardi il 29enne ci avrebbe riprovato, questa volta riuscendo ad uccidere la figlia.

Sindrome di Munchausen
Le indagini hanno accertato che Giuseppe Difonzo, soffrisse della sindrome di Munchausen. Una patologia psichiatrica che porta chi ne è affetto, a cercare di attirare su di sé l’attenzione. Il bambino viene usato per appagare un desiderio, inconscio, del genitore di mettere in atto un dramma personale e rinforzare la sua relazione con i medici o con l’ambiente ospedaliero. Proprio per questa malattia, l’uomo è stato ricoverato nel corso degli anni ben 28 volte, in una occasione, dopo aver simulato un tentativo di suicidio. Dagli atti dell’indagine emergono particolari raccapriccianti.

Difonzo, ha voluto assistere all’autopsia e dopo aver ucciso la figlia, ha raccontato bugie su bugie pur di allontanare da sé i sospetti. Avrebbe poi anche tentato di speculare sulla morte della piccola per ottenere un risarcimento accusando i medici e tentando di suscitare sentimenti di pietà e commozione per ottenere donazioni da amici e conoscenti, sacerdoti e perfino usurai. Nelle numerose telefonate intercettate, ce n’è una anche con il Vaticano il cui il 29enne chiedeva di parlare con il Papa.